
Introduzione
Noi siamo
molto più di quanto sappiamo su noi stessi. Provate a lasciar andare
il vostro corpo e la vostra mente: insieme creeranno qualcosa di stupefacente
- almeno per voi che pensate di conoscerli. Movimenti, gesti, azioni, storie
che vengono da territori sconosciuti del vostro essere. E dunque, improvvisare
per esserci. Se invece volete saldamente rimanere ancorati a ciò
che conoscete, dovete programmare e pre-occuparvi, per non esserci.
Il laboratorio di creatività teatrale Improvvisare per esserci
nasce dalla integrazione di tecniche psicoterapeutiche e teatrali, è
unesperienza di teatroterapia. In particolare vengono utilizzate situazioni
dimprovvisazione, ispirate al metodo di Keith Johnstone e alle rielaborazioni
in senso psicoterapeutico operate da Daniel Wiener. Anche Stanislavskij
e il Teatro dellOppresso di Boal sono riferimenti fondamentali.
Improvvisare per esserci non assomiglia allo psicodramma, perché
non viene messa in scena la storia personale, perché non ha un taglio
drammatico ma umoristico, perché dà più importanza
all'invenzione e alla creazione, soprattutto in collaborazione con gli altri.
Lesperienza
Lesperienza di Improvvisare
per esserci è nata dal fatto che chi scrive Claudio Merini
non ne poteva più di lavorare per la crescita delle persone
sempre inchiodato a una poltrona e la persona che doveva crescere
era inchiodata a un lettino o alla sedia di fronte. Sentivo nellaria
passo alla prima persona perché mi piace di più - le
proteste dei corpi che avevano un sacco di cose da dire, ma non potevano
farlo così bloccati comerano. Parallelamente io stavo facendo
da alcuni anni esperienze teatrali diverse, prima come allievo e poi in
veste di autore-regista-attore e avevo dato vita insieme a un gruppo di
amici all'associazione culturale "Il Teatro del Pensiero". Molte
volte, soprattutto durante i laboratori di improvvisazione che avevo seguito,
mi ero a ritrovato a pensare che alcune attività di formazione dellattore
erano particolarmente adatte per affrontare i problemi psicologici e trovare
nuove modalità di espressione e nuovo modi di essere. Allora nellestate
del 1998 ho proposto a un gruppo di miei pazienti di integrare la psicoterapia
individuale con degli incontri di gruppo basati sull'improvvisazione teatrale.
Naturalmente le prime reazioni furono del tipo non potrei mai recitare,
mi vergogno, sono goffa nel muovermi, ho una
brutta voce ecc.. Io cercavo di convincerli che non si trattava di
recitare, almeno nel senso tradizionale del termine, ma di giocare
utilizzando se stessi come giocattolo, di avere uno spazio e un tempo dove
potersi esprimere in un modo del tutto nuovo.
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Dopo
queste spiegazioni erano ancora più disorientati. Però hanno
accettato la mia proposta, probabilmente motivati da una irragionevole
fiducia, e così abbiamo incominciato a lavorare due volte la settimana
muovendoci finalmente come i matti. Ci siamo divertiti veramente
un sacco (nel gruppo cerano talenti comici inconsapevoli).
Non mi capitava dai tempi del liceo di ridere così tanto, fino
alle lacrime. Ma ridendo abbiamo risvegliato parti profonde di noi stessi,
che chissà da quanto aspettavano di trovare un pertugio per venire
alla luce. Giocando abbiamo incontrato le resistenze dure che non ci permettono
di vivere più pienamente e spesso le abbiamo scalzate non con il
ragionamento, ma con lesperienza diretta, provando e riprovando
le situazioni chiave in scenette improvvisate. Ho imparato, più
che sui libri, come un corpo possa comunicare in un baleno la storia della
sua sofferenza profonda, che la mente non conosce o sa dire solo in modo
confuso e con troppe parole. Naturalmente non abbiamo soltanto riso. Ci
sono stati momenti molto toccanti, in cui hanno trovato spazio emozioni
forti, di ogni genere.
Alla
fine del primo anno di lavoro in gruppo ci siamo provati su un piccolo
palcoscenico. Io non amo enfatizzare i successi, ma devo dire che ne è
venuto fuori uno degli spettacoli più riusciti a cui abbia mai
assistito: due ore filate di improvvisazioni create da una compagnia di
attori che non avevano mai calcato una scena (tranne uno). Quasi un miracolo.
Alla fine del secondo anno abbiamo ripetuto lesperienza al Marrucino,
il Teatro comunale di Chieti, insieme a un altro gruppo di improvvis-attori.
Questa volta gli spettatori erano molti e il luogo sacro.
Anche lì ce la siamo cavata alla grande.
Da
ottobre del 2000 Improvvisare per esserci è diventato un
laboratorio di creatività teatrale aperto a tutti. Nel 2000/01
si sono formati due gruppi che alla fine dell'anno si sono integrati per
dar vita allo spettacolo di improvvisazioni L'attimo
fuggente. Una parte di questo gruppo nel 2001/02 ha prodotto
e rappresentato due pièce: Andante
in sogno minore e "Coppione"
a sorpresa. Si è passati così dall'improvvisazione
pura a un lavoro creativo completo e complesso, basato sui contributi
dei singoli che si sono via via integrati in un'unica forma. Nello
stesso periodo il gruppo-principianti ha dato vita allo spettacolo pantomimico
a canovaccio Sulla strada all'improvviso.
Nel
2002/03 il laboratorio ha ideato e prodotto la commedia Gli
dei dimenticati, una riflessione sul nichilismo e sulla
funzione del teatro come nuova possibilità di dare senso all'esistenza.
Nel
2003/04 invece abbiamo esplorato "l'ombra" e ne è nato
un noir - Tre note alla notte
- liberamente ispirato al racconto "La panne" di Friedrich
Dürrenmatt. Queste opere sono state raccolte nel volume Vero
è soltanto che bisogna creare, crearsi (Samizdat, 2005).
Dopo quest'ultima fatica "il gruppo storico" si è sciolto
e una parte dei suoi componenti ha dato vita alla compagnia teatrale "Il
Teatro del Sogno". Il nuovo gruppo-principianti al termine del laboratorio
2004/05 ha creato e messo in scena Pinocchie,
una satira sulle aspirazioni al successo televisivo delle nuove generazioni.
Nel 2005/06 il gruppo-avanzato ha portato in scena Il
mondo visto dagli insetti, una pièce liberamente
tratta da "Il carnevale degli insetti" di Stefano Benni. Invece
il gruppo-principianti ha composto Risvegli,
uno spettacolo a canovaccio in cui vengono riutilizzate situazioni-base
d'improvvisazione. E siamo al 2006/07: la nostra produzione non s'arresta.
Il gruppo avanzato porta in scena Confusioni
di Alan Ayckbourn, mentre un altro gruppo costituito dai
principianti e da una parte del gruppo avanzato rappresenta per le strade
nelle serate estive Teatro pirata,
una performance pantomimica a canovaccio.
Nella
stagione 2007-08 abbiamo creato Attese,
una pièce che è andata in scena per la prima volta nell'ambito
di "Linguaggi: festival nazionale della performance" che si
è tenuto al Museo delle Genti d'Abruzzo a Pescara il 18 e 19 ottobre
2008.
Il
gruppo-principianti invece si è cimentato in Prove
d'improvvisazione, una serie di improvvisazioni messe su
in quattro e quattr'otto a partire da titoli e ruoli scelti dal pubblico.
Insomma, improvvisazione pura.
Nel
2008-09 gli allievi hanno sviluppato individualmente delle loro performance,
svolgendo un lavoro creativo complesso e autonomo. Tali performance sono
state assemblate nello spettacolo Percorsi.
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Riassumendo,
Improvvisare per esserci è:
- un'esperienza
attraverso la quale approfondire la conoscenza di sé;
- uno
spazio per sperimentare nuovi modi di essere e abbandonare le solite
maschere;
- una
situazione improntata allo spirito del gioco in cui poter liberare l'immaginazione
e ritrovare la spontaneità;
- uno
strumento per imparare a stare nel presente, allentando il controllo
su di sé e sugli altri, per essere occupati invece che pre-occupati
e familiarizzare con il rischio del vivere;
- un'occasione
per sviluppare la creatività, imparando ad accogliere le offerte
della propria immaginazione e di quella degli altri, sospendendo il
giudizio su ciò che è giusto e ciò che è
sbagliato;
- un
metodo per sviluppare la sensibilità e l'espressività;
- una
piccola grande avventura alla scoperta delle proprie potenzialità;
- un
modo per vincere le ansie e le paure detronizzando l'immagine sacra
di se stessi.
- una
via per muovere i primi passi sulla scena.
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